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Restituire la dignità dell’ozio

Cosa è l’ozio? Perché la sua dignità è tanto compromessa.

Questo l’articolo già è stato pubblicato una volta, però non perde l’attualità e ha anche un compromesso di tornare all’ozio, l’onore perdita nella società contemporanea. Il capitalismo ha deturpato il senso della parola l’ozio, tanto bene utilizzata nel passato.

Che lavoro fa? … Una domanda comune quando si inizia un chiacchierare tra persone che si sono appena presentate. In questo caso, la risposta mai sarà: mi dedico all’ozio.

Ciò perché l’ozio è una condizione di vita inammissibile in una società capitalista, in cui la parola è sinonimo di pigrizia, ignavia, senza occupazione.

Intanto, gli italiani snodano questo equivoco sull’etimologia della parola dedicando grande letteratura sopra il tema. Tra le prime persone da scrivere sull’ozio è stato il filosofo Seneca, nel testo L’ozio e la serenità, per giustificare il suo ritiro della vita pubblica, nella epoca del impero romano, tempo di Calígula, Claudio e Nero.

Tra romani, l`ozio era il riposo dell’attività pratica consuete e come tale includeva anche la vita contemplativa.

Seneca sosteneva che la contemplazione( che in realtà è piuttosto una visione mistica contemporanea della natura e di Dio) è pur un’azione. Mario Scaffidi Abbade, che interpreta il testo di Seneca dal latino in italiano, aggiungere che l’ozio è una azione per eccellenza perché contempla tutti azioni, nel doppio senso del verbo, di osservare e contenere.

Seneca

Seguendo il ragionamento di Seneca, il curatore riconoscere nel pensiero del filosofo dell’antichità, che vicino al tema De otio è quello del De tranquilliate animi, la serenità, la quale non esclude la partecipazione alla vita attiva e che anzi in certi casi ( stati di ansia, noia, malinconia) si può conseguire proprio nell’impegno sociale.

Come la contemplazione non è assenza dell’attività, cosi la serenità non è mancanza di passioni ma l’equilibrio armonico di loro.

Oggi, il sociologo Domenico di Masi, difende la teoria dell’ozio creativo come nuovo concetto di lavoro. Il sociologo argomenta che sarà la forma di lavorare del futuro, dopo la era industriale. La sua idea è che le persone potranno produrre meglio svolgendo l’oziosità creativa. “L’ozio creativo è una arte che si impara con il tempo e con il esercizio.

C’è una alienazione per eccesso di lavoro postindustriale dall’ozio creativo, cosi come esisteva una alienazione per eccesso di sfruttamento dal lavoro industriale. È necessario imparare che il lavoro non è tutto nella vita e che esistono altri grandi valori: l’ studio per produrre sapere, il divertimento per produrre allegria, il sesso per produrre piacere, la famiglia per produrre solidarietà”.

Federico Zucceli

Ma è nel tascabili “Viva l’ozio abbasso il Negozio”, de Federico Zucceli, che se cerca restituire la dignità etimologica di questa parola tanto ‘bistratta del vocabolario’.

Il libro fa una sintesi generale e storica del senso dell’ozio nel mondo antico e moderno. “L’ozio è una nobile espressione che i latini chiamano di otium, autium e che significa “sono bene”. È riposo di una occupazione e termo contrario di negozio Nec otium, equivalente di bottega, affare.
Ma sono i greci che improntarono il vero senso dell`ozio lo chiamando di “scholè”. Ciò scuola – un luogo dove se insegna e si impara. “Il greco medio non aveva sempre una occupazione ufficiale e stabile e il cittadino non perdeva la opportunità di sfruttare dell’ozio, specialmente l’ateniese riuniva abitualmente sotto il porticodella abitazione o dal barbiere e intavolava una discussione che durava lo spazio di un giorno intero”.

In fine, al contrario del pigro, che è indifferente, negligente e sconfortatile davanti la vita, l`ozioso ama vivere, chiacchierare, amare, passeggiare, è incuriosito, allegre, gode delle piccole cose.

“La vita non è lavoro, ma laboratorio della mente e solo la mente che ha diritto e il dovere di agitarsi. Il negozio ci basta quel tanto per vivere. Vivere in compagnia del pensiero, tra le nuvole. Sognare. Ma per sognare è necessario sciogliersi dai lacci oppressivi e ottundenti del mercimonio bottegaio, è necessario guardare le stelle”, aggiunge Zucceli, e domanda: Come potrà volgere lo sguardo al cielo, chi è concupito da frenetica iperattività per lucrare sempre maggiori guadagni?

 

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Mari Weigert
Mari Weigert
Mari Weigert é jornalista com especialização em História da Arte pela Escola de Música e Belas Artes do Paraná. Atuou na área de cultura como jornalista oficial do Governo do Paraná. Durante um ano participou das aulas de crítica de arte de Maria Letizia Proietti e Orieta Rossi, na Sapienza Università, em Roma. Acredita nas palavras bem ditas ou 'benditas', ou seja, bem escritas, que educam, que seduzem pelos significados, pela emoção ao informar sobre a arte da vida que se manifesta nas relações afetivas, na criação artística, nos lugares, na natureza e na energia do Universo.

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